31 maggio 2015

PEPE MUJICA – un mullet livornese

Io sono del sud; per questo ho detto di ritenermi cittadino del mondo. Cittadino di questa minuscola barchetta che per miracolo è ancora qui nell’universo e che a bordo ha la vita. Soprattutto le persone più giovani devono ricordare di non aver mai avuto tanti strumenti, tanto capitale quanto ora: eppure tutto è in pericolo, fino alla vita stessa. Abbiamo creato una civiltà che è enorme, e che ci ha dato forza, con tutti gli strumenti che ha. Ma c’è anche il pericolo che ha costruito. Siamo in una fase in cui non dominiamo la civiltà che abbiamo creato, al contrario, è il mercato che domina noi. E procediamo senza poter governare un mondo che è qui, presente. La crisi è politica! Ed è in primo luogo politica perché dobbiamo governarci come specie, invece a fatica ci battiamo per andare al governo in ciascun paese. E nel frattempo il mondo accumula problemi. Le difficoltà della lingua e la mancanza di tempo non mi permettono di andare a fondo sulle cose che sto dicendo.

Cinquant’anni fa pensavo che cambiando i rapporti di produzione e le istituzioni avremmo cambiato il mondo; oggi penso che se non cambiamo la nostra cultura non cambia niente, e che la lotta più dura è dentro la nostra testa. La battaglia che dobbiamo vincere nella nostra testa è non lasciarci rubare la libertà, la gioventù, la speranza. Perché comprare, si deve comprare; e lavorare, si deve lavorare: però la vita non è solo lavorare, e la vita se ne va. Questa non è una valle di lacrime per andare un giorno in paradiso: il paradiso e la valle di lacrime sono qua. Non dobbiamo dividere gli uomini in bianchi, neri, gialli, donne, uomini, vecchi, giovani, dobbiamo dividerli in quelli che si impegnano e quelli che non si impegnano.

È possibile cambiare il mondo! Ma non è un miracolo, è una lunga lotta in cui si vince e si perde e in cui sono necessarie volontà organizzate e gente che in questa lotta trovi il proprio cammino di libertà. E non perché speri di arrivare a un arco di trionfo, dove tutto sia stato sistemato per il meglio; perché la vera libertà è la lotta, il cammino in sé. Ma se ci prendono il tempo della nostra vita, se la nostra vita diventa pagare conti, perché il marketing, perché la televisione, perché il “compra questo!” […] Che non ti mangino il cervello! Per concludere, non possiamo creare un mondo migliore se ciascuno di noi non lotta per essere migliore. È questo il messaggio che desidero lasciare alla gente giovane: la lotta è durissima e la posta in gioco può essere la vita stessa del nostro pianeta. Non è facile, e non è una lotta che si combatte con i cannoni: si combatte con la volontà, con i cuori e con gente che metta la propria vita al servizio della libertà umana.

Amici, io appartengo a un mondo che se ne va, per l’età: ma rinascerò mille volte nei giovani che riprendono le bandiere di una lunga lotta. Una lunga lotta fatta non solo di “possiamo” ma di “dobbiamo”.

José Alberto “Pepe” Mujica Cordano, discorso pronunciato a Livorno il 27 maggio 2015

 

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